APPARECCHI ELETTRICI FUORI USO: 200 MILIONI NELLE NOSTRE CASE

Gli italiani hanno in casa 200 milioni di Raee, apparecchi elettronici ed elettrici che non usano più: vecchi cellulari, frigoriferi, bollitori, mouse, tostapane, phon, friggitrici, rasoi elettrici, ecc. I dati della ricerca sono stati presentati il 21 febbraio da Ecodom (Consorzio di recupero e riciclaggio elettrodomestici). «Molti non sanno che quelli di piccole dimensioni, minori di 25 centimetri, dal mese di aprile dello scorso anno si possono portare nei negozi specializzati e il ritiro è gratuito», dice Giorgio Arienti, direttore generale di Ecodom. «È quello che viene chiamato 1 contro 0, cioè si possono conferire senza acquistare nulla».

Smaltimento

Delle 800 mila tonnellate di rifiuti elettronici prodotti ogni anno solo un terzo viene riciclato in modo corretto e con una procedura tracciabile. Le cause? «Smaltimento non corretto, per esempio nell’indifferenziata, oppure ritirati dai rigattieri», prosegue Arienti. «Ma anche conferiti in buona fede a smaltitori e riciclatori autorizzati ma non controllati se non solo per aspetti formali». Il risultato è che appena il 35% è rintracciabile e certificato: il resto scompare in una sorta di «mercato grigio». Quindi l’Italia, con 4 chilogrammi di Raee prodotti per abitante, risulta di fatto sotto il limite richiesto dall’Ue (5,8 kg per abitante) e nei nostri confronti la Commissione europea potrebbe aprire una procedura d’infrazione. Con una multa da pagare a carico di tutti i cittadini.

Fonte di materie prime

Ecco l’importanza di un corretto smaltimento ma anche di sbarazzarci di apparecchi inutilizzati o non più funzionanti che intasano cantine e soffitte. E che potrebbero diventare una fonte preziosa delle cosiddette materie prime seconde: metalli pesanti come rame, acciaio e alluminio, le strategiche Terre rare contenute nelle apparecchiature più sofisticate di ultima generazione (smartphone, tv led, tablet), plastica. Ed evitare pericolose contaminazioni: per esempio i frigoriferi più vecchi contengono i gas refrigeranti Cfc e Hcfc, proibiti da anni a causa del loro altissimo effetto serra e perché distruggono lo strato di ozono che protegge la Terra dai raggi cosmici, e che non vanno in alcun modo dispersi nell’atmosfera.

I dati ambientali

Grazie al corretto trattamento di queste apparecchiature, Ecodom ha permesso il riciclo di 57 mila tonnellate di ferro, 1.900 tonnellate di alluminio, 1.800 tonnellate di rame e 9 mila tonnellate di plastica. Inoltre si è evitato di immettere nell’atmosfera 870 mila tonnellate di anidride carbonica. «La responsabilità della carenza nella raccolta dei Raee è equamente suddivisa tra consumatori e amministrazione pubblica», emerge da Ecodom. L’indagine del consorzio parla infatti chiaro: l’82% del campione intervistato da Ipsos non è a conoscenza del decreto 1 contro zero. E i Raee non più utilizzati restano nelle cantine.

Fonte: La Stampa

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